Risk Management

Poste Italiane sta progressivamente consolidando, nell’ambito del Sistema di Controllo Interno e di Gestione dei Rischi (“SCIGR”), un modello di Governo dei Rischi di Gruppo (di seguito anche “GRG”) in linea con i requisiti del codice di Autodisciplina delle società quotate e con le best practice di riferimento. Il modello GRG persegue l’obiettivo di conseguire una visione organica e complessiva dei principali rischi aziendali, una maggiore coerenza delle metodologie e degli strumenti a supporto del risk management e un rafforzamento della consapevolezza, a tutti i livelli, che un’adeguata valutazione e gestione dei rischi può incidere sul raggiungimento degli obiettivi strategici. Il modello GRG si esplicita attraverso un processo di gestione integrata del rischio continuo e dinamico, che valorizza i sistemi di gestione del rischio già esistenti a livello di singolo segmento (finanziario, assicurativo, postale e logistico) e di processi aziendali, promuovendone l’armonizzazione con le metodologie e gli strumenti specifici del modello stesso, nonché consolidando la cultura del risk management ai diversi livelli aziendali, in modo da contribuire allo sviluppo di attitudini e competenze di gestione del rischio in tutti gli ambiti di attività del Gruppo. Nel corso del 2015 sono stati effettuati due cicli di assessment; inoltre sono state individuate le azioni di trattamento per la mitigazione/gestione dei top risk, coerentemente con le evoluzioni del contesto interno/esterno e della strategia del Gruppo. È stata altresì avviata la fase di implementazione del processo di monitoraggio dei principali rischi e dei relativi piani di trattamento attraverso opportuni indicatori, al fine di analizzarne l’andamento e lo stato di attuazione delle azioni di trattamento poste in essere. Il modello GRG ha adottato lo strumento del Risk Model a supporto della fase di identificazione e descrizione dei rischi, attraverso il quale i rischi individuati possono essere ricondotti a categorie omogenee sulla base di uno schema di classificazione condiviso a livello di Gruppo, in linea con le best practice di riferimento e, ove presenti, con le specifiche prescrizioni normative. Il Risk Model rappresenta un costante punto di riferimento per la gestione, il controllo e il reporting integrato dei rischi, pertanto viene assicurato l’aggiornamento periodico anche rispetto all’operatività aziendale nonché in relazione agli esiti delle attività di assessment. Il Risk Model prevede cinque categorie di rischi: strategici, evoluzione normativa e compliance, assicurativi, operativi e finanziari come di seguito riportate.

RISCHI STRATEGICI Rischi di flessione degli utili o del capitale derivanti da cambiamenti del contesto operativo, decisioni aziendali errate, attuazione inadeguata di decisioni, scarsa reattività a variazioni di contesto competitivo.

EVOLUZIONE NORMATIVA E COMPLIANCE Rischio attuale o prospettico connesso al mancato rispetto di leggi e regolamenti imposti dal legislatore, da autorità di settore nonché da normativa interna.

RISCHI ASSICURATIVI Rischi tecnici derivanti dal contesto operativo del settore assicurativo (tecnico danni, tecnico salute e tecnico vita) per la cui trattazione si rimanda ai Bilanci di Poste Italiane al 31 dicembre 2015 (5. Analisi e presidio dei rischi) che costituiscono, con la Relazione sulla Gestione, un’ulteriore sezione della Relazione Finanziaria Annuale.

RISCHI OPERATIVI Rischi di perdite derivanti dalla inadeguatezza o dalla disfunzione di procedure, risorse umane e sistemi interni oppure da eventi esogeni. Rientrano in tale tipologia, tra l’altro, il rischio di incidenti o infortuni dei dipendenti sul luogo di lavoro, il rischio di azioni criminali e attentati commessi ai danni delle strutture operative o delle relative attività, le truffe, ivi comprese le truffe online (c.d. phishing), nonché le operazioni non autorizzate, ivi compresi gli errori derivanti dal malfunzionamento dei sistemi informatici o di telecomunicazione.

RISCHI FINANZIARI I rischi finanziari sono declinati secondo l’impostazione prevista dal principio contabile internazionale IFRS 7 – Strumenti finanziari: informazioni integrative che distingue quattro principali tipologie di rischio (classificazione non esaustiva): rischio di mercato; rischio di credito; rischio di liquidità; rischio di tasso di interesse sui flussi finanziari. Per la trattazione di tali tipologie di rischi si rimanda ai Bilanci di Poste Italiane al 31 dicembre 2015.

  • Il rischio di mercato, a sua volta, riguarda: rischio di prezzo: è il rischio che il valore di uno strumento finanziario fluttui per effetto di variazioni dei prezzi di mercato, sia che le variazioni derivino da fattori specifici del singolo strumento o del suo emittente, sia da fattori che influenzino tutti gli strumenti trattati sul mercato; rischio di valuta: è il rischio che il valore di uno strumento finanziario fluttui per effetto di modifiche dei tassi di cambio delle monete diverse da quella di conto; rischio di tasso di interesse sul fair value: è il rischio che il valore di uno strumento finanziario fluttui per effetto di modifiche dei tassi di interesse sul mercato. A partire dal biennio 2011-2012, ha assunto altresì un ruolo fondamentale nell’ambito di tale ultima fattispecie, il rischio spread, cioè il rischio riconducibile a possibili flessioni dei prezzi dei titoli obbligazionari detenuti in portafoglio, dovute al deterioramento della valutazione di mercato della qualità creditizia dell’emittente. Il fenomeno è riconducibile alla significatività assunta dall’impatto dello spread tra tassi di rendimento dei debiti sovrani sul fair value dei titoli eurogovernativi, dove lo spread riflette la percezione di mercato del merito creditizio degli Stati emittenti.

  • Il rischio di credito è il rischio di inadempimento delle controparti verso le quali esistono posizioni creditorie.

  • Il rischio di liquidità è il rischio di incorrere in difficoltà nel reperire fondi, a condizioni di mercato, per far fronte agli impegni iscritti nel passivo. A titolo esemplificativo, il rischio di liquidità può derivare dall’incapacità di vendere un’attività finanziaria rapidamente a un valore prossimo al fair value o anche dalla necessità di raccogliere fondi a tassi eccessivamente onerosi o, in casi estremi, dall’impossibilità di reperire finanziamenti sul mercato.

  • Il rischio di tasso di interesse sui flussi finanziari è definito come l’incertezza relativa al conseguimento di flussi finanziari futuri a seguito di fluttuazioni dei tassi di interesse sul mercato. Può derivare dal disallineamento – in termini di tipologie di tasso, modalità di indicizzazione e scadenze – delle poste finanziarie attive e passive tendenzialmente destinate a permanere fino alla loro scadenza contrattuale e/o attesa (c.d. banking book) che, in quanto tali, generano effetti economici in termini di margine di interesse, riflettendosi sui risultati reddituali dei futuri periodi. Rileva altresì il rischio di tasso di inflazione sui flussi finanziari, definito come l’incertezza relativa al conseguimento di flussi finanziari futuri a seguito di fluttuazioni dei tassi di inflazione rilevati sul mercato.