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Con la sentenza n. 3963 dell’11 febbraio 2019, le Sezioni Unite della Cassazione Civile hanno confermato agli investitori che per i Buoni fruttiferi postali sottoscritti prima del 1999 basta un decreto ministeriale perché il rendimento cambi, anche in modo retroattivo.

La questione è stata largamente dibattuta negli ultimi anni e ha riguardato molti investitori, ai quali, alla richiesta di rimborso dei Buoni sottoscritti e in scadenza, è stato riconosciuto un importo diverso e inferiore rispetto a quello sottoscritto e riportato sul Buono.

L’art. 173 del D.P.R. 29 marzo 1973 n.156, aveva previsto eventuali variazioni del saggio d’interesse dei Buoni postali fruttiferi, da disporre retroattivamente con Decreto ministeriale. In particolare, il D.M. Tesoro del 13 giugno 1986, ha precluso ai titolari dei Buoni di ridiscutere il valore delle Serie L, M, N, O e P riclassificati nella serie Q. Circostanza che ha dato luogo a numerosi reclami e ricorsi giudiziari.

La sentenza dell’11 febbraio risponde ai quesiti dell’ordinanza interlocutoria del 31 agosto 2018, presentata dalla Prima Sezione della Corte di Cassazione sugli obblighi informativi per il consumatore, relativi alla riduzione del tasso di interesse sui Buoni fruttiferi postali.
In particolare, nel confermare l’obbligo di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non si prevede la necessità di dover far firmare al consumatore un’informativa che spieghi, in modo particolareggiato, dettagli e rischi dell’operazione.

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