Piccoli e grandi oggetti in esposizione nello stand riservato a Poste Italiane per la Festa del Cinema, a Roma, in programma fino al 25 ottobre. Piccoli oggetti (libretto di risparmio postale, telegrafo, timbro e nettatimbri…) e grandi: la bicicletta del portalettere con borsa e cappello, e quello, ingombrante, che sembrerebbe essere un proiettore cinematografico, ma che, in realtà, si scopre essere un registratore audio su pellicola 16 mm degli anni Ottanta o giù di lì.
Piccoli e grandi vengono tutti dall’Archivio Storico di Poste Italiane: borse, cappelli e quant’altro, è comprensibile. Ma quel marchingegno alto quasi un metro e ottanta centimetri che registrava l’audio con una qualità molto probabilmente inferiore a quella dei nostri ordinari smartphone? Che ci azzecca con le Poste? Era in dotazione ad uno speciale reparto delle Poste del secondo dopoguerra: il “Centro Cinematografico del Ministero delle Poste”, attivo dagli inizi degli anni Cinquanta. Era inglobato nella “Cinefototeca” ministeriale, diventata, decenni dopo, “Laboratorio Multimediale”.
Ebbene sì, le Poste hanno anche fatto del Cinema: quello che si definisce cinema industriale, così come si usava nel secondo dopoguerra. All’epoca la televisione era ancora agli esordi, le trasmissioni televisive raggiungevano solo alcune aree del Paese e, soprattutto, potevano essere viste solo dai pochi (ma sempre più) fortunati che disponevano di un apparecchio televisivo o di parenti e amici che l’avessero già acquistato.
La visione dei documentari curati dal Centro Cinematografico delle Poste è inizialmente limitata ai dipendenti delle Poste, con proiezioni nelle sedi del Dopolavoro, in occasione di mostre e fiere o eventi istituzionali; più sporadicamente, nei cinema. Nel 1960, un accordo con l’Istituto Luce prevede “l'immissione nel circuito nazionale cinematografico dei documentari di propaganda dei servizi PT” e così i documentari delle Poste approdano anche nelle sale di tutta Italia, nelle grandi città e in quelle più piccole.
Non raccontano solo le Poste, i servizi, le tecnologie, le iniziative del Dopolavoro, il contributo offerto per grandi eventi: raccontano l’Italia che cambia. Questa stessa missione rivive adesso con il TG Poste, nell'Italia dei Social media, del digitale. Dal bianco e nero al digitale, dalla pellicola al web, cambia il linguaggio ma Il cuore del racconto è sempre lo stesso, è l'Italia che cambia.
