- Le trappole dell'odio (sito esterno)
- Come riconoscere il rage bait (sito esterno)
- Il ciclo della rage bait economy (sito esterno)
- Rage bait: strategie per non farsi manipolare (sito esterno)
- Cosa sanno di te i tuoi device? (sito esterno)
- Tutela dei dati nel digitale (sito esterno)
- Condivido? (sito esterno)
- Cosa ci dicono i link? (sito esterno)
- Bot e social media (sito esterno)
- Vivere il web (sito esterno)
- Il web (sito esterno)
- Le parole della pubblicità digitale (sito esterno)
- Strategie di digital marketing (sito esterno)
- Motori di ricerca e marketing (sito esterno)
- I cookie (sito esterno)
Consapevolezza in rete
Perché ci arrabbiamo sui social
Perché l’odio diventa virale e come le emozioni influenzano commenti e condivisioni,
In rete i fenomeni d’odio diventano virali e si diffondono più velocemente dei contenuti positivi. Perché accade? I contenuti rage bait possono condizionare il modo in cui interagiamo in rete, le nostre emozioni guidano il modo in cui reagiamo agli eventi che viviamo e alle notizie che leggiamo.
Come riconoscere il rage bait
Impariamo a smascherare contenuti creati per farci arrabbiare e proteggere il nostro feed.
Hate speech e rage bait
Linguaggio e contesto possono trasformare un post in hate speech o rage bait.
Perché proteggere la propria privacy in rete?
Consigli per giovani e adulti su impostazioni, profili e condivisioni più sicure.
- La rage bait economy- Con traduzione in LIS
- Odio in rete: hate speech e rage bait- Con traduzione in LIS
- Perché proteggere la propria privacy in rete?
- Quanto valgono i nostri dati personali?
- I motori di ricerca - Con traduzione in LIS
- SEO e indicizzazione - Con traduzione in LIS
Perché ci arrabbiamo sui social
I social network amplificano le nostre emozioni e, sempre più spesso, la rabbia diventa un elemento capace di attirare attenzione e generare interazioni. Ma perché alcuni contenuti riescono a provocarci così tanto? E cosa succede quando una reazione emotiva si trasforma in un commento, un attacco o un comportamento online?
Nel webinar Cristina Bonucchi, psicologa e Direttrice dell'Unità di Analisi del Crimine Informatico presso la Polizia Postale e Ilaria Gaspari, filosofa ed esperta di intelligenza emotiva, approfondiscono il rapporto tra emozioni, algoritmi e dinamiche digitali.
Attraverso una riflessione sul funzionamento della rabbia in rete, sulle conseguenze dei comportamenti aggressivi e sul ruolo dell’educazione digitale, il webinar offre strumenti per riconoscere le proprie reazioni e vivere gli spazi online in modo più responsabile.
Perché proteggere la propria privacy in rete?
Qual è il vero significato della privacy online in un’epoca in cui condividiamo ogni momento sui social network?
Insieme a Guido Scorza, avvocato, docente di privacy e diritto delle nuove tecnologie, esploriamo il valore della protezione dei dati personali, superando l’idea comune che la privacy riguardi soltanto chi ha qualcosa da nascondere: il diritto alla privacy è infatti il diritto di decidere cosa rendere pubblico e cosa mantenere privato nella propria vita.
Attraverso l'analisi del ruolo degli algoritmi, emerge come la raccolta di informazioni da parte delle piattaforme possa condizionare la nostra libertà di scelta, influenzando ciò che acquistiamo, le notizie che leggiamo e la nostra percezione del mondo che ci circonda.
Sviluppare una maggiore consapevolezza digitale è oggi fondamentale per prendere il controllo della propria vita privata in rete e imparare a navigare in modo più sicuro.
Reputazione digitale
Quando vogliamo acquistare un prodotto, cercare un ristorante o trovare un bravo elettricista ci affidiamo sempre più al web, a recensioni e commenti scritti da altri utenti. Esistono siti che si occupano proprio di questo, perché tutto ciò che viene pubblicato contribuisce a definire la reputazione digitale e anche noi possiamo offrire il nostro contributo, con recensioni veritiere e agendo sempre con rispetto e correttezza.
Le aziende sono molto attente all’immagine che ne risulta, perché il passaparola viaggia sempre più in rete.
E la nostra reputazione? Se ad esempio stiamo cercando lavoro, chi effettua le selezioni ormai di prassi va anche a vedere chi siamo e come ci presentiamo sulla piazza di internet e di conseguenza potrebbe valutare se siamo adatti a rappresentare l’immagine della loro azienda.
Educare, prevenire, proteggere - Evento in Campidoglio
Quanto valgono i nostri dati personali?
Quanto valgono i dati personali che condividiamo ogni giorno in rete?
Ne paliamo con Guido Scorza, avvocato, docente di privacy e diritto delle nuove tecnologie, partendo dal valore reale dei dati personali nell’economia digitale.
Utilizziamo quotidianamente app e servizi apparentemente gratuiti, ma il vero prezzo da pagare sono le nostre informazioni: un bene immateriale che per il mercato vale più del denaro. Ogni interazione o informazione, dalla marca dello smartphone al modo in cui tocchiamo lo schermo, contribuisce a costruire un profilo digitale dettagliato e unico di ciascun utente.
Acquisire consapevolezza digitale è oggi fondamentale per proteggere la propria privacy, comprendere come vengono utilizzati i dati personali e navigare sul web in modo più sicuro e responsabile.
Condivisione di contenuti digitali
Sul web e sui social possiamo pubblicare i nostri contenuti o contribuire alla diffusione di quelli altrui, utilizzando anche funzionalità quali like, hashtag o link.
Alcune foto o testi vengono condivise fino al punto di diventare virali, ma talvolta questo è l’effetto dell’intervento di bot, programmi informatici che avvalendosi di account fittizi generano una diffusione massiva. Prima di mettere il nostro like, è quindi importante leggere il testo, controllare chi sia l’autore e decidere consapevolmente se vogliamo contribuire alla diffusione di quel contenuto rendendolo visibile alle centinaia di contatti che abbiamo nei nostri social o chat.
Come tutelare il diritto d’autore
Le opere che sono frutto dell’ingegno creativo, siano esse di carattere musicale, visivo o letterario sono protette dalla legge sul diritto d’autore che tutela sia la paternità dell’opera che gli aspetti economici derivanti dal suo utilizzo e in ambito internazionale si parla di copyright. Le opere possono quindi essere utilizzate anche da altri, purché nel rispetto delle normative.
Occorre pertanto prestare attenzione quando troviamo o riceviamo foto e video: per pubblicali o modificarli è opportuno prima verificare chi sia l’autore e la natura dei diritti correlati.
Educazione ed etica online
Così come nel mondo fisico anche nel mondo digitale le nostre azioni devono essere guidate da educazione, consapevolezza, etica e rispetto delle regole di comportamento sia scritte che di civile convivenza.
La dimensione virtuale e lo schermo dell’anonimato vengono talvolta utilizzati per veicolare messaggi violenti, di odio o discriminazione verso singoli individui o gruppi di persone: si tratta di fenomeni di hate speech o cyberbullismo, che attraverso il web possono avere una forte e rapida diffusione.
Piattaforme social e chat possono infatti amplificare la visibilità di una foto o video fino a renderli virali, è importante non contribuire alla diffusione di contenuti lesivi ed essere consapevoli che taluni comportamenti possono sfociare in veri e propri reati.
Acquisire competenze grazie al web
Il web ci offre una varietà pressoché infinita di informazioni per soddisfare tutte le nostre curiosità o necessità formative.
Dai video tutorial, che fanno vedere passo passo come aver cura di un bonsai o cucinare la lasagna perfetta, alle infografiche, che in modo schematico e per immagini ci guidano nello scoprire un nuovo argomento; dai podcast, con racconti ed interviste di esperti e appassionati, fino ai MOOC, veri e propri corsi universitari messi gratuitamente a disposizione da alcune facoltà e grazie ai quali possiamo seguire le lezioni di storia dell’arte, perfezionare il nostro inglese o curiosare tra i fondamenti della robotica.
Avere tutte queste informazioni in rete ci consente di poter approfondire o acquisire nuove competenze comodamente da casa e senza vincoli di orari. Utile vero?
Navigare in rete e tutelare la privacy
Ogni azione che compiamo in rete lascia delle impronte: cosa abbiamo cercato, che sito è stato visitato, gli acquisti effettuati ma anche dove ci troviamo o che browser stiamo usando.
Quando accediamo ad un sito per la prima volta ci viene chiesto se vogliamo accettare o meno i cookies, cioè quei file che consentono di navigare la pagina, tenere traccia delle nostre attività ed utilizzare questi dati per attività di profilazione. Esistono diversi tipi di cookies, sta a noi decidere a quali fornire il consenso e se rendere accessibili i dati solo al gestore della pagina stessa o anche a terze parti.
Possiamo inoltre definire le impostazioni di privacy anche del nostro browser e motore di ricerca, così da personalizzare la navigazione secondo le nostre esigenze.
Fiducia al tempo di internet: il trust
Quando non possiamo vedere dal vivo un prodotto o non conosciamo di persona l’autore di un articolo, ci dobbiamo fidare ed affidare a quanto viene consigliato o riportato in internet.
Il concetto di trust è centrale nell’ambito delle informazioni e relazioni digitali, che si tratti di un sito di e-commerce, di una consulenza a distanza o di una notizia trovata sui social.
In ambito comunicazione si parla di disintermediazione dei nuovi media, fenomeno per il quale la diffusione di una notizia non viene più mediata dalle testate giornalistiche ma gestita direttamente dagli utenti; il vantaggio derivante dal maggiore accesso alle informazioni porta con sé anche la necessità di una maggiore accortezza prima di condividere con altri un contenuto per non generare o diffondere disinformazione.
Le opportunità del digitale
Negli ultimi anni tecnologia e digitale sono diventati parte integrante della nostra quotidianità, basta pensare al nostro smartphone che oltre a telefonare viene utilizzato per giocare, disegnare, fotografare, lavorare, imparare, scegliere un ristorante… o trovare la strada di casa.
I nuovi strumenti ci offrono tante opportunità per organizzare in modo più agevole le nostre attività, possiamo chiedere all’anagrafe un certificato comodamente la sera da casa o trovare il negozio che vende la nostra marca di caffè preferita; e le nuove funzionalità ci possono essere supporto anche in caso di necessità, ingrandendo un testo se abbiamo dimenticato gli occhiali o facendoci dettare un messaggio utilizzando i comandi vocali.
Pronti a scoprirle?
Hate speech e rage bait
Perché online le parole e le emozioni contano così tanto?
In questo podcast, Beatrice Cristalli, linguista e formatrice, approfondisce il rapporto tra linguaggio, emozioni, algoritmi e nuove tecnologie, analizzando due fenomeni sempre più diffusi nella comunicazione digitale: hate speech e rage bait.
Scopriremo la differenza tra contenuti informativi, opinioni e messaggi volutamente provocatori, comprendendo i diversi livelli del rage bait e il modo in cui questo sfrutta rabbia, indignazione e polarizzazione per ottenere visibilità. Vedremo, inoltre, il ruolo degli algoritmi nella selezione dei contenuti e l'impatto crescente dell'intelligenza artificiale, con un focus sul fenomeno dell'AI slop.
Il podcast offre strumenti utili per comprendere come la tecnologia influenzi il nostro comportamento online e invita ad adottare un approccio più consapevole alla comunicazione digitale.
La rage bait economy
Nel mondo digitale l’attenzione è diventata una risorsa preziosa e le emozioni più intense spesso sono quelle che generano maggiore coinvolgimento. La rabbia, in particolare, può trasformarsi in uno strumento capace di aumentare visualizzazioni, commenti e condivisioni.
In questo videopodcast la linguista Beatrice Cristalli approfondisce il fenomeno del rage bait e il rapporto tra provocazione, algoritmi e diffusione dei contenuti online. Attraverso esempi concreti, esplora come alcune strategie comunicative siano progettate per suscitare indignazione e spingere gli utenti a reagire, distinguendo tra contenuti informativi e contenuti creati principalmente per generare interazioni.
Odio in rete: hate seech e rage bait
Perché alcuni contenuti online diventano virali proprio quando generano rabbia e indignazione?
In questo videopodcast la linguista Beatrice Cristalli analizza il rapporto tra hate speech e rage bait, chiarendo la differenza tra linguaggio d’odio e contenuti progettati per suscitare reazioni emotive. L’odio non è solo un’emozione individuale, ma può diventare uno strumento simbolico per costruire divisioni, attaccare gruppi o rafforzare contrapposizioni sociali.
Attraverso un’analisi del linguaggio online, il video mostra come rabbia, indignazione e polarizzazione possano influenzare il modo in cui leggiamo, condividiamo e commentiamo le informazioni nella nostra vita digitale.
I motori di ricerca e le loro regole
I motori di ricerca sono fondamentali per orientarci nel mare di siti e informazioni presenti nel web, ma se proviamo a fare la stessa ricerca utilizzando dispositivi o motori diversi (ad es. Bing, DuckDuckGo, Google, Yahoo) non otterremo mai lo stesso risultato e non è detto che i primi siti dell’elenco siano quelli che meglio rispondono alle nostre esigenze.
Questo perché ogni software ha a disposizione una sua banca dati in cui andare a cercare le informazioni e restituirle secondo un determinato ordine di priorità; ma il modo in cui vengono presentati o indicizzati i risultati può essere condizionato anche da annunci pubblicitari, dalle nostre precedenti ricerche, dal luogo in cui ci troviamo o dai siti visitati in precedenza se abbiamo abilitato queste funzionalità.
