Perché
Redditi e consumi sono flussi che quotidianamente, mensilmente o annualmente entrano ed escono dal portafoglio familiare. Conoscere come sono fatti e da dove provengono, permette ad ogni famiglia di gestirli, di programmarli per tempo ed evitare sorprese
Cosa
Nella maggior parte delle famiglie i redditi (le entrate) provengono dal lavoro di uno o più componenti. Quando il reddito deriva da un rapporto come “dipendente” o dalla pensione, la gestione è semplice perché è costante e, nella maggior parte dei casi, è già al netto del fisco. Quindi l’importo indicato in busta paga è tutto utilizzabile. Deve invece porre maggiore attenzione chi ha un reddito da lavoro autonomo, perché il flusso è normalmente al lordo dell’imposizione fiscale. In questo caso, gli importi non sono immediatamente “spendibili”, ma sono da separare tra quello che presumibilmente dovrà essere versato in tasse (Iva, Irpef, Irap, Inps, ecc.) e quanto potrà essere usato.
In tal caso è indispensabile fare una stima prudenziale, seppur approssimativa, per evitare di spendere denari che, prima o poi, andranno versati all’erario.
Esistono altre due fonti di entrate che è utile conoscere:
- i redditi da affitti, ad esempio per chi ha una seconda casa, per i quali valgono gli stessi punti di attenzione fatti per i redditi da lavoro autonomo. In questo caso la tassazione può essere: ordinaria (quindi incide sull’imponibile Irpef) oppure con cedolare secca (pari a 21% sul canone);
- i redditi finanziari, cioè i redditi che derivano da cedole o dividendi che vanno conteggiati nei mesi di ricezione.
Altri esempi di possibili entrate sono quelle di origine straordinaria, come i bonus, o particolari rimborsi, che tuttavia devono essere sempre considerati come eccezionali e saltuari.
I consumi (le uscite) costituiscono i flussi negativi, che tipicamente vengono suddivisi in 12 voci (Fonte Istat): 01-Prodotti alimentari e bevande analcoliche, 02-Bevande alcoliche e tabacchi, 03-Abbigliamento e calzature, 04-Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili, 05-Mobili, articoli e servizi per la casa, 06-Servizi sanitari e spese per la salute, 07-Trasporti, 08-Comunicazioni, 09-Ricreazione, spettacoli e cultura, 10-Istruzione, 11-Servizi ricettivi e di ristorazione, 12-Altri beni e servizi (per la cura della persona, effetti personali, servizi di assistenza sociale e assicurazioni).
Ognuna di queste voci è opportuno dividerla tra “ordinarie” e “straordinarie”. Le spese straordinarie non possono essere ignorate. Le indagini sui consumi familiari rivelano che in media pesano il 30% del budget familiare. Quindi è meglio considerarle nel budget all’inizio dell’anno. A questo punto è utile dividere le spese ordinarie tra spese essenziali e spese discrezionali, laddove la priorità è soggettiva e non funzionano per tutti allo stesso modo. Ad esempio, le spese dell’auto potrebbero essere discrezionali per chi ha alternative nei trasporti pubblici, ma essenziali per chi vive in località isolate. Possiamo comprendere le priorità soltanto se abbiamo elencato le singole voci di spesa.
Come
I redditi al netto dei consumi producono il risparmio ma, attenzione, questa sottrazione è solo algebrica: per guidare i nostri comportamenti ricordiamoci che il risparmio deve essere prioritario rispetto ai consumi. Molte ricerche autorevoli ci ricordano, infatti, quanto sia importante risparmiare “perché tutti hanno un presente e un futuro”.
