Due milioni. Due milioni! Nel 1961 Roma, la capitale d’Italia, avrebbe avuto due milioni di abitanti e sarebbe diventata una metropoli. La prima e unica in Italia. Questo ci si aspettava nel 1951 quando l’Istat aveva diffuso i dati del Censimento nazionale della popolazione. Nel 1951 Roma aveva 1,6 milioni di abitanti; Milano, 1,2; a Napoli viveva poco più di un milione di persone; a Torino appena 720.000.
Invece già nel 1956 si sospetta che a quel traguardo dei due milioni di abitanti Roma sarebbe arrivata con un paio di anni di anticipo. E così fu, a cavallo fra il 1958 e il 1959. Nel 1961 il nuovo Censimento condotto dall’Istat rileva la presenza, a Roma, di due milioni e duecentomila persone. Mediamente ogni anno ci sono 16.000 nascite e 53.000 immigrati, prevalentemente dal sud Italia. È come se ogni anno l’intera popolazione di una cittadina di medie dimensioni si trasferisse a Roma.
Questi i dati ufficiali. Poi ci sono le migliaia di persone che non compaiono nei dati statistici. I clandestini che vivono nelle borgate, nelle baracche, non registrati all’anagrafe. Roma è contemporaneamente metropoli e baraccopoli e le Poste sono al servizio dell’una e dell’altra. Perfettamente attrezzate, a giudicare da un ampio articolo pubblicato nel 1956 dal mensile “Poste e Telecomunicazioni”.
Sono all’incirca 100 gli uffici aperti al pubblico, distribuiti in modo capillare fra centro e periferia e anche oltre, visto che la rete postale romana raggiunge Lido di Roma, Fiumicino, Prima Porta, Cesano, Grottarossa, Torre Gaia. 800 portalettere consegnano la corrispondenza nelle nove zone di recapito in cui è suddivisa la metropoli, addentrandosi anche nelle borgate, fra sterrati su cui si addensano “case” fatte di lamiera. Il recapito immediato di telegrammi e di espressi è affidato a 650 fattorini. Le quasi 1000 cassette di impostazione vengono svuotate sei volte al giorno e il contenuto portato all’ufficio di Poste Ferrovia nella stazione Termini per essere smistato e affidato ai portalettere o ai vari treni in partenza. I sacchi di corrispondenza e i pacchi vengono caricati su carrelli - fanno la spola fra l’ufficio Poste Ferrovia e i treni - trasportati da trattorini elettrici (la prima flotta green delle Poste italiane).
In un anno si consegnano a Roma 115 milioni di lettere, 18 milioni di cartoline, 3,4 milioni di espressi, 800.000 assicurate, 11 milioni di raccomandate, circa 400 milioni di stampe, otto milioni di telegrammi.
Sono numeri “importanti”, specie in un’Italia in larga parte ancora poco alfabetizzata, indice di progresso, di benessere, di crescita, di sviluppo economico. E di riscatto sociale. Il divario fra chi vive nella metropoli e chi nelle borgate è evidente nel filmato del 1955.1956 “Puntualità elettronica” digitalizzato e conservato dall’Archivio Storico di Poste Italiane. Buona visione.
Invece già nel 1956 si sospetta che a quel traguardo dei due milioni di abitanti Roma sarebbe arrivata con un paio di anni di anticipo. E così fu, a cavallo fra il 1958 e il 1959. Nel 1961 il nuovo Censimento condotto dall’Istat rileva la presenza, a Roma, di due milioni e duecentomila persone. Mediamente ogni anno ci sono 16.000 nascite e 53.000 immigrati, prevalentemente dal sud Italia. È come se ogni anno l’intera popolazione di una cittadina di medie dimensioni si trasferisse a Roma.
Questi i dati ufficiali. Poi ci sono le migliaia di persone che non compaiono nei dati statistici. I clandestini che vivono nelle borgate, nelle baracche, non registrati all’anagrafe. Roma è contemporaneamente metropoli e baraccopoli e le Poste sono al servizio dell’una e dell’altra. Perfettamente attrezzate, a giudicare da un ampio articolo pubblicato nel 1956 dal mensile “Poste e Telecomunicazioni”.
Sono all’incirca 100 gli uffici aperti al pubblico, distribuiti in modo capillare fra centro e periferia e anche oltre, visto che la rete postale romana raggiunge Lido di Roma, Fiumicino, Prima Porta, Cesano, Grottarossa, Torre Gaia. 800 portalettere consegnano la corrispondenza nelle nove zone di recapito in cui è suddivisa la metropoli, addentrandosi anche nelle borgate, fra sterrati su cui si addensano “case” fatte di lamiera. Il recapito immediato di telegrammi e di espressi è affidato a 650 fattorini. Le quasi 1000 cassette di impostazione vengono svuotate sei volte al giorno e il contenuto portato all’ufficio di Poste Ferrovia nella stazione Termini per essere smistato e affidato ai portalettere o ai vari treni in partenza. I sacchi di corrispondenza e i pacchi vengono caricati su carrelli - fanno la spola fra l’ufficio Poste Ferrovia e i treni - trasportati da trattorini elettrici (la prima flotta green delle Poste italiane).
In un anno si consegnano a Roma 115 milioni di lettere, 18 milioni di cartoline, 3,4 milioni di espressi, 800.000 assicurate, 11 milioni di raccomandate, circa 400 milioni di stampe, otto milioni di telegrammi.
Sono numeri “importanti”, specie in un’Italia in larga parte ancora poco alfabetizzata, indice di progresso, di benessere, di crescita, di sviluppo economico. E di riscatto sociale. Il divario fra chi vive nella metropoli e chi nelle borgate è evidente nel filmato del 1955.1956 “Puntualità elettronica” digitalizzato e conservato dall’Archivio Storico di Poste Italiane. Buona visione.

